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Immagine Home PageSI AVVISA LA CLIENTELA CHE SAREMO CHIUSI PER LE FESTIVITA' DI PASQUA DAL GIORNO 3 APRILE A TUTTO IL 6 APRILE LA NORMALE ATTIVITA' RIPRENDERA' MARTEDI' 7 APRILE, L'OCCASIONE è GRADITA PER AUGURARE A TUTTI VOI UNA BUONA PASQUA

Immagine Home PageDISPONIBILE IN LIBRERIA DAL 27 MARZO

OSCAR FARINETTI CON MANGIA CON IL PANE

«La vita è un film a lieto fine, basta restare onesti e non mollare mai» amava ripetere Paolo Farinetti, il «comandante Paolo» che, a capo della XXI brigata Matteotti «Fratelli Ambrogio», combatté i nazifascisti sulle colline delle Langhe durante la Resistenza. E infatti, lui non ha mai mollato, né allora né dopo. Perché Paolo, quella scelta di battersi per la giustizia e per la libertà lha fatta una volta per tutte. Nato da poverissimi contadini su quelle colline della «malora» rese celebri da Fenoglio, il ventenne Paolo, colpito da una brutta peritonite, alla fine del 1943 rifiuta di tornare sotto le armi e sceglie di diventare un «ribelle» e di «salire in montagna». Dove liniziale avversione per la retorica guerrafondaia del fascismo matura presto in una coscienza politica chiarissima: lui e i compagni che hanno condiviso la sua scelta sono lì perché vogliono unItalia diversa, più libera e giusta. Dapprima inquadrato nelle formazioni autonome del comandante «azzurro» Mauri, Paolo, con unintuizione decisiva, sposta il teatro operativo del suo gruppo dalla montagna alle più familiari colline albesi e alla bassa Langa, dove può contare non solo sulla conoscenza del territorio ma soprattutto sul sostegno della «sua» gente pronta a offrirgli collaborazione, riparo, cibo, abiti, informazioni. Diventato il carismatico «comandante Paolo» grazie alla capacità di conciliare il coraggio indomito con la prudenza e lumanità, compie gesta tanto spericolate ed eclatanti da suscitare presto intorno a lui e alla sua brigata un alone di leggenda. Anche perché usa la forza solo se necessario, preferendo catturare prigionieri da scambiare piuttosto che uccidere. Sono imprese giudicate quasi impossibili, come i sabotaggi alla linea ferroviaria che porta ad Asti, o che hanno il sapore della beffa, come la liberazione dal carcere del capoluogo langhese di una dozzina di partigiani condannati a morte, messa a segno senza sparare un solo colpo. E poi, nellottobre 1944, la partecipazione alla prima occupazione di Alba, durata solo ventitré giorni, ai quali seguirono i rastrellamenti a tappeto e le ritorsioni dei nazifasciti in un autunno e un inverno durissimi. Fino al successivo tentativo di riprendere la città, azione durante la quale una sventagliata di mitra lo colpisce a una gamba. E proprio da ferito, su una scalcinata ambulanza, entrerà in Alba, definitivamente liberata il 26 aprile 1945. La sua epopea rivive oggi nel racconto appassionato e appassionante che ne fa il figlio Oscar, che per la prima volta dà voce ai ricordi di quei mesi, ascoltati dalla viva voce del padre, rivelando alcuni particolari inediti del «tesoro della IV armata» e del controverso episodio della rapina del 46 in cui lui fu ingiustamente coinvolto. Quel padre che partigiano lo è stato per sempre, le cui regole di vita erano semplici ma inderogabili: le persone sono più importanti delle cose, i dubbi sono meglio delle certezze e le critiche meglio delladulazione, distingui tra il difficile e limpossibile e sappi individuare le priorità, non mollare mai. Regole riassumibili in quel «mangia con il pane», il mantra che Oscar si è sentito ripetere spesso dalla nonna paterna Teresa, vero filo rosso di una filosofia di vita che attraversa le generazioni della famiglia Farinetti.


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Immagine Home PageDISPONIBILE IN LIBRERIA DAL 7 APRILE

MARIO CORONA CON I MISTERI DELLA MONTAGNA

Non tutti hanno la fortuna di comprendere fino in fondo i segreti della natura. Vedono le montagne come, blocchi turriti, pilastri di roccia scabri e senza valore, ammassi di pietre inutili sorti qua e là per capriccio del tempo. Ma basta alzare lo sguardo ed essere sovrastati dallimponenza del mare verticale, con i suoi milioni di granelli di sabbia, per sentire nascere lo stupore. Lo stupore che genera domande. Le domande che generano misteri: chi ci sarà lassù? Vi abita qualcuno? E, se esiste, come sarà fatto? Nei boschi, tra le rocce, dentro lalba, sotto le foglie, sulle cime. Lì dormono i segreti della montagna. E Mauro Corona ci accompagna ancora una volta a scoprirli, tendendoci la mano, aiutandoci a salire. Ci esorta a giocare con il rimbalzo dell.eco, che vuole sempre l.ultima parola, ad ascoltare la voce del vento, che non sapremo mai da dove nasce. Ci conduce lungo i ruscelli per spiare le ninfe dai lunghi capelli d.acqua, ci indica il sentiero per raggiungere il grande abete bianco - adagiando lorecchio al tronco, sentiremo il suo cuore battere. E se, in solitudine, saremo capaci di avvertire le presenze nascoste nel buio, avremo fatto il passo decisivo per capire che inseguire i segreti della montagna non vuol dire nientaltro che ricercare se stessi, andando alle origini delle proprie paure. Il tempo delle curiosità non ha scadenza, dobbiamo solo farci trovare pronti per questa nuova, indimenticabile, avventura.


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JO NESBO CON SANGUE E NEVE

Olav è un killer. Del resto, uccidere è lunica cosa che gli riesce bene. Dislessico, incapace di fare i conti più semplici, troppo tenero di cuore per fare il protettore, Olav lavora per Hoffmann, il capo della mala di Oslo, ma si considera un free lance. Quando Hoffmann gli ordina di uccidere la sua seconda moglie perché questa lo tradisce, Olav sa che ne verranno solo guai. E quando, anziché ucciderla, della donna Olav si innamora, i guai non possono che aumentare. Adesso Olav è braccato, e così Corina. La sua unica speranza è uccidere Hoffmann prima che questo uccida lui.


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Immagine Home PageDISPONIBILE IN LIBRERIA DAL 13 APRILE

La passione non è un optional. Se nasci tormentata e sotto il segno dello Scorpione, non puoi evitarla: ti innamorerai, a letto ti divertirai da impazzire… e poi finirai col cuore spezzato. Francesca lo sa, soprattutto da quando la sua storia con Gianni è finita e lei è tornata a lavorare a Roma. Almeno la città in cui è nata – folle, caotica, immortale – non la tradisce né, per ora, l’ha mai fatto l’oroscopo della sua rivista preferita. Francesca ci crede a metà, eppure su sesso e amore le stelle ci hanno sempre preso. Mai più con un Bilancia, è la sua decisione. Dopo l’ultimo Bastardo ha giurato a se stessa di non illudersi più. Ma quando in treno incontra uno sconosciuto dall’aspetto rude e con due occhi blu dal fascino magnetico, Francesca si rende conto che ha ricominciato a sognare. E sono sogni sfrenati. Di lui non sa nulla, neanche il segno zodiacale. Se si incontreranno di nuovo, però, sarà impossibile resistere, perché in fondo cerchiamo sempre qualcosa di più, qualcosa che assomigli all’amore. Per scoprire che le stelle, forse, non hanno sempre ragione…


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Immagine Home PageDISPONIBILE IN LIBRERIA DAL 26 MARZO

Nella capitale morale d’Italia (ma sarà vero?) stanno per accadere grandi cose. Si abbatteranno sulla città con la violenza di un maremoto, e niente sarà più lo stesso. Una è il Salone del Mobile, ed è già in corso. E Carlo Monterossi, il fortunato autore televisivo di Crazy Love, forse influenzato dalla mondanità legata all’evento, ha deciso di organizzare un party a casa sua, con la scusa di festeggiare il suo compleanno. Tra gente che conosce, gente che non ha mai visto, amici, amici di amici, gente di passaggio, imbucati, colleghi, amici dei colleghi, architetti, architetti di sinistra, gente che trova Milano «così stimolante quando c’è il Salone del Mobile», arriva a sorpresa un ospite inatteso, che farà una brutta fine. E non sarà l’unico, perché a quel punto il Monterossi, «l’Uomo che Invecchia», sarà costretto a diventare «l’Uomo Clandestino», e a sparire nel nulla, o meglio in un mondo nuovo che gli riserverà parecchie sorprese: la libera repubblica del Corvetto, un apostrofo multietnico tra le parole «Milano» e «Rogoredo». Qui sembra che le capitali del Centro e Sud America abbiano colonizzato l’austera metropoli meneghina, e tra gang di strada, anziani saggi che bevono rum e giocano a scacchi, bellezze ambrate e mozzafiato, si lotta per sopravvivere, i lavori non esistono, i permessi di soggiorno non arrivano mai, la povertà è una coltre densa che soffoca ogni spiraglio. Per Monterossi, quartieri bene e domestica moldava, è uno shock. Ma forse è anche l’occasione per rifarsi una vita… E poi c’è quell’altra cosa, sembra che non si parli d’altro, non c’è tassista che non faccia la domanda appena si sale in macchina. «È qui per l’Expo, dottore?». Perché aspettano tutti l’arrivo dell’orda, quei venti milioni di visitatori che non si vedono da nessuna parte. Li aspettano tutti tranne Monterossi. Lui, «l’Uomo di Ghiaccio», ha ben altro a cui pensare.


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Gennaio 2007